Sei qui
Home > pensieri > Diaro di Ginevra (ONU) – Parte 1

Diaro di Ginevra (ONU) – Parte 1

Al 10° Forum Internazionale dell’Onu sul tema dei diritti dei giovani appartenenti a minoranze, tenutosi a Ginevra nei giorni scorsi, sono stati trattati vari argomenti quali l’istruzione, la vita pubblica e politica, l’accesso ai media. Gli interventi dei partecipanti dovevano necessariamente essere collegati all’argomento trattato in quel momento. Il tempo fissato per ogni singolo discorso dei rappresentanti delle Associazioni e delle Onlus al Forum era inizialmente di tre minuti, ma vista l’elevatissima partecipazione e l’imprevista quantità di richieste di intervento, tale durata è stata portata a due minuti.
Durante ogni singolo intervento, vi era la possibilità per i rappresentanti ufficiali degli Stati di interrompere, per controbattere con le appropriate argomentazioni (mozioni d’ordine) alle accuse che venivano loro rivolte. Ciò è accaduto in diversi e molteplici momenti, quando vi erano le corrette motivazioni.

Al momento dell’accredito, ad ogni partecipante viene chiesto di consegnare copia del proprio discorso, e gli viene comunicato quando potrà prendere la parola: il presidente del PAP Vito Potenza avrebbe dovuto parlare il primo giorno del convegno. Visto l’andamento degli eventi sopra descritto, il suo momento è arrivato il terzo giorno, con un argomento differente da quello previsto ed il tempo a disposizione drasticamente ridotto. Ciononostante, ha portato a termine il suo compito, quello di portare l’attenzione alla questione del Territorio Libero di Trieste ed in maniera specifica dei suoi giovani abitanti in maniera efficace.

Rimane da sottolineare come i tre rappresentanti dell’Italia, presenti in aula proprio a fianco di Vito Potenza, non siano assolutamente intervenuti per interrompere il suo discorso con alcuna mozione d’ordine, legittimando il tal modo le istanze che la Popular Assembly Project sta portando avanti a livello internazionale.


Ecco il testo, tradotto, del discorso:

La Popular Assembly Project è qui oggi, in rappresentanza dei cittadini del Free Territory of Trieste.
I nostri giovani di minoranza ricevono dai media italiani un sistema educativo inadeguato, non sono propriamente istruiti sulla situazione reale del nostro territorio, vengono discriminati dallo stato italiano che ha nascosto le vere origini e il potenziale economico e sociale del nostro paese.

Sfortunatamente, il fallimento del governo italiano, nostro attuale amministratore, nell’ applicare i trattati internazionali e l’interpretazione errata e la falsa attuazione del Memorandum di Londra del 1954, ha portato la capitale del Free Territory of Trieste dal 1991 ad oggi a una sbalorditiva perdita di quasi 27 mila residenti, con un tasso di oltre mille abitanti all’anno, la maggior parte sono giovani.
L’educazione culturale e identitaria che viene insegnata alla nostra gioventù è falsa e fuorviante, così che in questa situazione attuale non è possibile garantire loro una normale crescita politica e culturale ispirata dalla loro vera identità e origine.

Il nostro territorio è un’importante zona neutrale, riconosciuta dalla comunità internazionale, voluto e costituito con la 16a Risoluzione del 10 gennaio 1947 dal Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che è anche il garante della sua integrità e indipendenza.

Ora, con l’aiuto del Consiglio di sicurezza e dello stato italiano, è fondamentale chiedere il pieno rispetto di quelle leggi internazionali che nell’immediato dopoguerra costituivano il modello futuristico del nostro paese e che noi, le giovani generazioni di quell’era, ssiamo stati lasciati in totale oscurità della vera natura del nostro paese, come lo sono i nostri figli oggi.

Le generazioni future non dovrebbero più dover affrontare la discriminazione dei loro diritti fondamentali, unicamente per soddisfare complessi equilibri geopolitici, ma devono riacquistare la consapevolezza dei loro diritti che vengono loro negati.

Il mondo di domani dovrebbe essere costruito sulle azioni di oggi.


L’intervento di interruzione di un rappresentante dell’Egitto (a titolo di esempio)

Top