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La Zona Franca Industriale di Trieste

La stampa, i media ed  i social ultimamente hanno dato ampio spazio a tutte le leggi, i regolamenti e le disposizioni per la trasformazione, sostituzione e cessione delle aree del Porto Franco Vecchio con altre di equivalente o maggior superficie previste dal Trattato di Pace e relativi documenti  come Memorandum di Londra, Trattato di Osimo eccetera con riferimento a nuove Zone Industriali  identificate nelle aree  contigue ed adiacenti alla zona conosciuta come Canale Navigabile.

Senza andare a ricostruire tutti i vari passaggi dal 26 ottobre del 1954, anno in cui l’Amministrazione Militare Anglo-Americana trasferiva i suoi poteri all’Amministrazione Civile Italiana per gli accordi di Londra del 5 Ottobre 1954  che  dovrebbero essere cosa nota a tutti, con Decreto del Presidente della Repubblica Italiana  il 27 ottobre 1954 venne nominato un Commissario Generale del Governo  (carica tuttora esistente, che oggi coincide con la figura del  Prefetto di Trieste, che copre tutte e due le nomine) che doveva e dovrebbe essere l’arbitro ed  esecutore  di  quanto previsto dall’allegato 8° del Porto Franco di Trieste e anche salvaguardarne  l’esatta applicazione proprio nella sua qualità di COMMISSARIO (sic !)

Sulla base di questi presupposti l’Amministrazione Italiana  fece i primi passi in maniera appropriata! Sia come azioni che come titoli!

Venne costituito il ”Punto Franco Industriale di Trieste”  da  “ Il Commissario Generale del Governo Italiano per il Territorio di Trieste“. Già la denominazione rispetta e distingue  la differenza tra “Governo Italiano“ e  “Territorio di Trieste“ come due entità  ben distinte. Chi ben inizia è a metà dell’opera (si dovrebbe commentare). Era il Decreto n.o 53  sulla base dell’art. 16 del Decreto Comm. Dd 19 gennaio 1955 composto da 15 articoli  di attuazione firmati dal Commissario Dott. Giovanni Palamara .

Di questi articoli che ricalcano in parte le regole doganali in atto negli esistenti  Punti Franchi: vale la pena ricordare PfV, PfN, Molo Bersaglieri, Frigoriferi Generali (oggi Acquamarina), Arsenale, Scalo Legnami, Porto Petroli San Sabba ex Raffineria ESSO tutti  con Ufficio Doganale e Presidio GdF;  degni di nota sono  il   3 il 4 e  5 che prevedono delle  agevolazioni  fiscali   per gli operatori, soprattutto  sul consumo dei combustibili sia petroliferi sia elettrici impiegati  alla produzione, lavorazione di beni destinati poi non solo all’esportazione ma anche all’impianto!

L’articolo 6  è senz’altro il più  importante , riguarda le NAVI, che possono usufruire di tutti i servizi senza esclusione alcuna, in esenzione totale di qualsiasi tipo dagli impianti ai servizi, se uno capisce nel suo ampio senso il significato, vuol dire che l’esercizio di gestione di una nave che usa il Porto Franco Industriale è nella sua più estesa economicità, che vuol dire che anche la manodopera  deve  essere ripulita da gravami fiscali e di conseguenza dare più opportunità di lavoro agli abitanti della città.

Ma il tutto riserva qualche sorpresa! La prima  sta nell’articolo 10 . La gestione è affidata all’EZIT, che dovrebbe essere  una organizzazione NO PROFIT  arbitro di chi ha diritto ad insediarsi nell’area  e che dovrebbe autofinanziarsi con il contributo degli utenti !

La seconda si può trovare nella pianta dell’area  destinata alla Zona Industriale, ricalca la zona che va da San Sabba alle Noghere, lato mare, verso l’interno  Borgo San Sergio, la Zona Depositi Siot e limitrofe   etc etc, (vedremo dove sta la sorpresa).

Alla fine però a tutte queste potenzialità non è stato dato né corso né dovuta pubblicità che potesse venir recepita da Operatori  interessati  dal 1955 ad oggi !

Ora i vari amministratori attuali   stanno pubblicizzando idee  e benefici  come derivati della  cessione del PFV alla citt;  ed ecco le sorprese :

• Nuove Zone Industriali (c’erano già  con il Decreto Palamara)

• Insediamenti commerciali e di trasformazione  (c’erano già con il Decreto Palamara)

• Trasferimento ed allargamento Zone Franche  (Vedi articolo 3 comma 4 dell allegato 8°)

• L’EZIT preposto alla gestione non esiste più, è fallito! Ma come può fallire una istituzione che doveva autofinanziarsi con gli introiti degli utenti del Punto Franco Industriale?

In buona sostanza dopo aver nascosto e privato la città di questa potenzialità di insediamento industriale, che avrebbe potuto dar lavoro e richiamare operatori sia Italiani sia internazionali,  ci si trova di fronte alla burla che viene regalato e/o proposto come nuovo quello che già esisteva .

Questo decreto non risulta essere mai stato abrogato, l’unico che non ESISTE e’ l’EZIT ma è chiaro che è stato eliminato  perché altrimenti  l’Autorità Portuale si trovava a dover sottostare a controlli operativi nell‘area di responsabilità dell’EZIT – e a lei doveva rispondere del suo operato.

Vecchio detto inglese: “due cuochi rovinano la zuppa”.


Punto Franco Industriale – Il documento (PDF)


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