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Trieste – L’ultima colonia sotto occupazione italiana

La nuova definizione di Trieste che ora va per la maggiore tra i politici del Territorio é la seguente “Trieste é Italia”.  Se poi si chiede a lorsignori se parliamo di sovranità o amministrazione, tentennano, per poi risuonare poco convinti “ma é Italia!”.

Il problema é che Trieste Italia non é.

O perlomeno non lo sarebbe, se non fosse occupata.  Si, occupata. Come una colonia di quello che al tempo si chiamava terzo mondo, ma che ora – per essere politically correct –  si chiama “paese in via di sviluppo”, o nel caso di Trieste, paese in via di sottosviluppo.  Perchè ad un certo punto la verità non può piu’ essere solo sussurata nell’orecchio, guardandosi intorno e sperando che qualche presunto nemico nostrano non sia in ascolto.  Fino alla prima Guerra Mondiale (un secolo fa) Trieste andava alla grande. Mia madre mi diceva che i lavoratori portuali erano dei signori, e che andavano a lavorare in carrozza. Un lusso.  Le triestine se ne andavano in giro non accompagnate, libere ed emancipate da far invidia a non pochi paesi del nuovo millennio.  C’era lavoro, ricchezza, arte, cultura.  Poi con la guerra é arrivata l’Italia.  Si fa per dire. Perchè non é proprio “arrivata”, ha conquistato un territorio non suo (e che mai lo era stato, per buona pace dei nostalgici del revisionismo storico), lo ha predato e ci ha installato il fascismo. La libera Trieste, esempio di uguaglianza e giustizia sociale é stata trasformata nel luogo dell’enunciazione delle leggi razziali.  E la fascista Italia ha poi trasportato Trieste nella seconda guerra mondiale – che qui, se vogliamo proprio essere sinceri, non é mai finita.  Nel 1947 le potenze vincitrici (che fino a pochi anni fa erano chiamati liberatori – nuovo revisionismo storico?) hanno infine liberato Trieste dal Fascismo, dalla dittatura e dall’Italia. Ed é nel 1954 che comincia lo scempio.  L’Italia riceve l’Amministrazione provvisoria (il Trattato di Pace non si cambia e non cessa di essere valido) e comincia la sua opera distruttiva, degna del suo passato fascista.

Sulle carte d’Identità viene cancellata la parola “libero” da Territorio Libero di Trieste, proprio perchè con il ritorno dell’Italia, Trieste libera non poteva esserlo piu’.  Viene cambiata la storia, a scuola ai bambini viene insegnato l’inno nazionale italiano e la storia locale viene trasformata completamente, creando una presente sempiterna italianita’ di Trieste (mai esistita se non per un trentennio di fascismo e guerra).  La presenza militare è costante – con la scusa del confine – vengono create divisioni interne ed i cittadini vengono messi gli uni contro gli altri, soprattutto vengono enfatizzate le differenze con la comunita’ slovena.  I giovani vengono mandati a fare i militari per l’esercito italiano, chi sa tace o sparisce, oppure accetta di rimanere in silenzio si presume sotto compenso.  Nel frattempo la citta’ muore lentamente. Le fabbriche vengono chiuse, i cantieri spostati in Italia (quella vera), ed in 70 anni di occupazione italiana emigrano piu’ di 70 mila Triestini. Un terzo della popolazione. Una vera e propria pulizia etnica.

Poi succede quello che non ci si aspetta: finisce la Guerra Fredda ed arriva internet, e con esso tutti i documenti ufficiali. E la gente comincia a scoprire la verita’.  C’è prima uno shock inziale, in cui le persone si son chieste chi erano veramente, visto che era stato loro mentito per tutta la vita, e chi sarebbero stati, se l’Italia non li avesse trattati come uno stato autoritario degno del peggior fascismo: questi infatti non avevano solo cambiato il cognome, avevano cancellato la vera identita’ di un popolo.  I residenti non originari si vergognavano, anche se non avevano ne’ colpe ne’ responsabilita’.  Dopo l’incredulita’ e lo shock, i Triestini tutti, originari e residenti, hanno cominciato a chiedere che quelle stesse leggi che la Costituzione Italiana riconosce venissero applicate.  La risposta è stata la derisione. Il ridicolo. La negazione totale. Ma la gente non si è fermata. Sono andati alle Nazioni Unite, nei centri di potere, nelle ambasciate. Gli hanno detto che serve la gente, servono i numeri.  Allora i Triestini hanno organizzato eventi e manifestazioni dove erano presenti in migliaia. Poi il silenzio. La macchina italiana era nuovamente all’opera con il suo “punisci uno per dare l’esempio ad altri 100”.  Così’ sono scattate denunce assurde prive di ogni fondamento, pressioni, minacce velate, perdite di lavoro. E la gente ha cominciato ad avere paura, come accade sempre quando si e’ occupati da un governo totalitarista. Di colpo le piazze si sono svotate.  I Triestini si sono sentiti soli contro un gigante, ed a vincere e’ stato l’istinto di sopravvivenza. L’Italia aveva vinto.  Ma solo per un po’.  Perche’ il mondo è grande, ed i paesi sono molti, ed i Triestini non sanno che aldila’ dei colli e del mare stavano, in silenzio, ad ascoltare.  Ed ora le pedine hanno iniziato a muoversi, e l’Italia trema.

Il gioco di sentirsi grandi tra i potenti è durato poco. Gli Americani (quelli che gia’ avevano liberato Trieste) hanno fiutato il doppio gioco dell’Italia ed a breve ci saranno sorprese.  Qualche poltrona comincia gia’ a tremare mentre la verita’ lentamente si fa breccia, e quelli che una volta erano seri politici locali ora balbettano maldestramente, o si affrettano a firmare documenti ufficiali per proteggersi da eventuali conseguenza del loro negazionismo.  Trieste, capitale del Territorio Libero, è come una fenice. Si vede solo la cenere ma sotto c’è un fuoco pronto ad uscire. E poco importa se serve l’aiuto degli altri paesi per essere cio’ che le spetta di diritto: la verita’ viene sempre a galla, e stavolta fara’ il botto.  I Triestini dovrebbero gioire, rallegrarsi e prepararsi ai benefici che la ritrovata libertà  portera’.  Purtroppo invece si preoccupano, perche’ come in passato, l’occupatore minaccia. “Non avrete piu’ la sanita’ ”, “perderete le pensioni”, “come farete da soli?”.

Non preoccupatevi, Triestini. Non sarete mai soli.  Avete tutte le Nazioni Unite con voi. Avete la fila fuori dalla porta di enti ed aziende che vogliono investire, portare ricchezza e lavorare con voi. Tagliate le catene che vi tengono legate ad un breve passato di sofferenza e ritrovate il benessere e la liberta’, perche’ cio’ che siete ve lo invidia il mondo. Appena farete un cenno per liberarvi dall’occupatore, il mondo vi tendera’ una mano.  Ma finche’ non togliete la mano dalla catena a cui rimanete ancorati, non riuscirete ad aggrappare la mano tesa verso di voi.  Agite ora, perche’ e’ questo il momento per liberarvi da questa occupazione. Per essere finalmente liberi, come mai non lo siete stati. E vi assicuro che non ve ne pentirete.



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