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Trieste – cosa sta succedendo?

C’era un tempo in cui a Trieste non si muoveva nulla.
Decenni di staticità avevano reso la popolazione locale apatica, senza speranza. “No se pol” era la frase ricorrente. Ora non più.
Negli ultimi tempi si è riconfermata l’importanza di Trieste a livello globale: economico, geografico, politico. La via della seta e la crescita economica della Cina ha aperto frontiere un tempo sopite, e la questione di Trieste è ritornata a galla. È ormai chiaro che i capi di governo dei paesi che contano sono a conoscenza del Territorio Libero di Trieste e del suo preziosissimo porto: un gioiello unico al mondo.
Ma cosa sta succedendo intorno a Trieste?
Rivediamo i fatti, aggiungendo alcune informazioni per capire se sono collegabili, e se possiamo tentare un’ipotesi di scenario futuro.
Nel 2019 i Cinesi firmano dei Memorandum con l’Italia e con il Porto di Trieste.
Per una corretta informazione, bisogna sapere che un “Memorandum of Understanding” non è legalmente impugnabile (come non lo è quello di Londra del ’54, con buona pace dell’Italia). Successivamente vengono dichiarati i forti investimenti cinesi su Trieste.
Gli USA intanto continuano a avvisare l’Italia del rischio sicurezza (5G), ed improvvisamente, il cambiamento. Gli Amburghesi rilevano una grossa fetta del porto, i Cinesi si fanno da parte, gli Americani sono contenti, Trieste riceve enormi investimenti. Ma c’è un ‘ma’.
Il maggiore cliente del porto di Amburgo sembrerebbe essere la Cina. Il porto di Amburgo non sembra abbia mai dimostrato interesse in passato per il porto di Trieste (che era piuttosto visto come concorrente). Questo interesse si è materializzato solo dopo il lancio della via della seta. Gli USA possono agire/interloquire con altri Stati, ma ben poco possono fare riguardo alle aziende private, sempre che non rientrino nell’ambito dell’economia americana. Sembrerebbe chiaro che quindi le azioni si siano spostate su un ambito privato. L’ipotesi più palese sarebbe quindi quella in cui i Cinesi continuano il loro piano per la via della seta attraverso i già consolidati partner commerciali. Questo eviterebbe incidenti diplomatici tra i vari paesi coinvolti. Ma è come il bambino che di nascosto ha svuotato il barattolo di marmellata, ed afferma di non esser stato lui mentre ne ha ancora la bocca sporca. Infatti l’Italia ufficialmente non ha concesso nulla ai Cinesi, ma i Cinesi avrebbero comunque ottenuto dall’Italia quello che volevano, e sicuramente nulla passa inosservato agli occhi americani.
Di positivo in questa situazione c’è che qualcuno investe nel porto, che Trieste può di nuovo lavorare e che vede il futuro un po’ più roseo. Di contro, le tasse pagate dal Porto vanno all’Italia, e se le infrastrutture vengono costruite da aziende estere e vengono assunti operatori esterni al Territorio, Trieste ed i suoi abitanti rischiano di avere accesso a poca parte (se non nulla) della ricchezza futura. Questo si vede accadere spesso nei paesi in via di sviluppo (un tempo chiamati paesi del terzo mondo) in cui le grandi multinazionali si arricchiscono ai danni della popolazione locale, non coinvolta nell’economia in questione.
Oltretutto c’è l’incognita Stati Uniti, al momento alle prese con le elezioni e di cui non avremo alcuna indicazione strategica se non dopo il voto. Un’altra incognita è quella del Regno Unito, ora alle prese con le tensioni allarmanti della Brexit, e le ultime notizie riguardanti la UE che sembra stia portando in tribunale (europeo) proprio il Regno Unito. Questo fa pensare ad una partita che – da quel lato – deve ancora iniziare. Sarebbe semplice (ma diplomaticamente una bomba) per loro infatti annullare il Memorandum di Londra e togliere l’amministrazione temporanea all’Italia, che non potrebbe ricorrere in alcun tribunale.
C’è quindi molto in ballo, e la situazione non è ancora chiara. Nel frattempo però si può essere incoraggiati dalla situazione attuale, anche in luce del riconoscimento dell’Allegato VIII del Trattato di Pace del 1947, da parte della Regione FVG , avvenuto ieri (e di conseguenza del riconoscimento dell’esistenza del Territorio Libero di Trieste), con buona pace di tutti quelli che dicevano che il TLT era morto.

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